Foto di Marco Ganassin
Sulla fascia inferiore della facciata del Santuario corre anche un fregio in pietra di notevoli dimensioni. Si tratta di un’opera densa di significato spirituale e civile, ed è frutto di una collaborazione sinergica tra Franco Fiabane e Augusto Murer, figura cardine per l’avviamento di Fiabane all’arte scultorea. L’altorilievo, progettato da Murer e scolpito nel 1972 da Franco Fiabane su modelli in gesso forniti dal maestro falcadino, sviluppa con forza espressiva il tema del cammino dell’umanità verso la Madonna delle Grazie, cui è dedicato il Santuario.
L’opera si articola in cinque pannelli contigui, in cui si succedono scene popolate da figure intensamente drammatiche, tese in gesti ora concitati, ora raccolti. Al centro del fregio si colloca l’immagine della Vergine con il Bambino, raffigurata in un gesto di abbraccio silenzioso e rassicurante, che diventa punto di approdo e di contemplazione per il fedele in arrivo, in dialogo con il tondo sovrastante. Accanto a lei, un uomo e una donna rappresentano i fedeli di ogni tempo: pellegrini senza nome che nel volto umano della Madre di Dio cercano conforto, protezione e speranza.
Accanto alla scena centrale, due pannelli per ciascun lato raccontano, per contrasto, la fragilità e le ferite dell’umanità che a quel centro tende. Sul lato sinistro (per chi guarda), cavalli imbizzarriti e cavalieri armati incarnano nel primo pannello la furia cieca della guerra, mentre una figura femminile accasciata rappresenta il lutto e la disperazione della perdita. Il pannello speculare mostra, invece, un’umanità dolente in atto di ricerca: un uomo in ginocchio si rivolge alla Vergine in preghiera, mentre una donna guarda altrove, smarrita, e un’altra ancora è ritratta come ripiegata su se stessa, segno di una ricerca vana e inconcludente.
Nel quarto pannello, il secondo del lato sinistro l’umanità sofferente si fa invece più composta: una madre si avvicina portando in braccio il figlio malato; un soldato è fermo accanto al proprio cavallo ed un frate è ritratto assorto nella preghiera. In chiusura, nel secondo ed ultimo riquadro sul lato destro, una figura incappucciata e senza volto è apposta in raffigurazione di tutte le violenze e della morte stessa: una presenza enigmatica che testimonia l’ombra ancora presente nel cammino verso la luce.
La scultura, realizzata da Fiabane nella sua bottega di Belluno, testimonia non solo la capacità esecutiva dello scultore ma anche il profondo dialogo artistico instaurato con Murer. Le fotografie d’epoca documentano i due artisti al lavoro fianco a fianco, immersi nelle fatiche della lavorazione. “Quintali di pietra scalpellati con i vari arnesi: fermare a tempo giusto quel tipo di lavorazione con quel preciso attrezzo…”, raccontava Fiabane, sottolineando l’importanza della perizia tecnica nel modulare l’aspetto e la profondità della pietra.
Ricorda Fiabane come Murer gli trasmise anche l’idea di una certa “calligrafia scultorea”: un modo personale di disegnare, di costruire la forma attraverso il ritmo dei pieni e dei vuoti, attraverso la danza dei segni e dei chiaroscuri, in un rapporto continuo tra bozzetto e materia. L’opera, emblema di questa sintesi tra ideazione e realizzazione, offre oggi al visitatore del Santuario un racconto stratificato ed eloquente, in cui la fede incontra la storia e la pietra si fa preghiera scolpita.
Documenti di archivio
Esplora la documentazione di archivio relativa all’opera.
Fregio della facciata (altorilievo)
Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Autore
Augusto Murer (modelli), Franco Fiabane (esecuzione)
Materiale
Marmo
Anno di datazione
1972
Località
32020 Rocca Pietore, Belluno
Dove trovare l’opera
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