Foto di Marco Ganassin

Nel 1993 Franco Fiabane affronta nuovamente il tema della Via Crucis per la chiesa parrocchiale di Santa Maria Nascente a Polpet, frazione di Ponte nelle Alpi. L’opera si colloca in una fase di piena maturità della sua produzione sacra, all’interno di un percorso che vede l’artista confrontarsi più volte con il tema della Passione, declinandolo in materiali e contesti differenti. La committenza si inserisce nel solco del rinnovamento liturgico post-conciliare, che attribuisce nuova centralità alla partecipazione consapevole dei fedeli e alla qualità espressiva delle immagini devozionali.

Il ciclo di Polpet consta di quattordici stazioni, secondo la sequenza tradizionale evangelica. Fiabane vi applica con coerenza un impianto metodologico che egli stesso aveva teorizzato: ogni pannello è costruito su due registri plastici, con la scena principale in altorilievo e gli elementi secondari o simbolici in bassorilievo. Tale scelta non risponde solo a un criterio tecnico, ma a una precisa volontà narrativa: il rilievo più sporgente concentra l’azione e il pathos, mentre il piano arretrato introduce segni essenziali che amplificano il significato teologico della scena.

Il bronzo, lavorato con perizia nella fusione a cera persa, consente a Fiabane di ottenere superfici vibranti, capaci di trattenere e modulare i riflessi della luce. La patinatura scura accentua il senso di gravità e di raccoglimento, favorendo una lettura meditativa delle stazioni. Le figure emergono con forza plastica, ma senza indulgere in effetti teatrali: l’artista elimina ogni dettaglio ambientale superfluo, riducendo lo spazio a un campo essenziale in cui si consuma il dramma.

Iconograficamente, Cristo è il fulcro costante della composizione. Attorno a lui si dispongono pochi personaggi, sempre strettamente correlati alla sua presenza: Pilato, i soldati, le donne, Simone di Cirene, la Veronica. Si tratta di una selezione tipologica di figure che incarnano atteggiamenti universali — il potere che giudica, la violenza che colpisce, la compassione che consola, l’indifferenza che osserva. In questo modo la narrazione evangelica si apre a una dimensione attuale: la Via Crucis non è solo memoria storica, ma specchio di una perenne condizione umana.

Dal punto di vista compositivo ricorre spesso una struttura triadica, con Cristo in dialogo o in contrasto con due figure laterali. Le diagonali marcate, soprattutto nelle stazioni delle cadute, introducono un dinamismo teso, quasi drammatico; altrove prevale una frontalità severa che sospende il tempo. Le membra talvolta si spingono verso il margine del pannello, suggerendo una tensione che sembra oltrepassare il limite fisico dell’opera e coinvolgere lo spazio della chiesa.

L’organizzazione della superficie scultorea secondo una precisa gerarchia narrativa, attraverso una consapevole alternanza di stiacciato, bassorilievo e mezzo rilievo, richiama, da un lato, la tradizione rinascimentale dello stiacciato; dall’altro, dialoga con esperienze contemporanee di Arturo Martini e Giacomo Manzù, dove la figura oscilla tra bidimensionalità e piena emergenza plastica. In Fiabane, come nei maestri, il corpo appare talvolta frammento che affiora da una struttura compatta, con un’alternanza dei piani che risponde, tuttavia, innanzitutto a un’esigenza teologica.

La Via Crucis di Polpet rappresenta una sintesi esemplare della poetica sacra di Fiabane: rigore narrativo, essenzialità iconografica, forte coerenza stilistica e attenzione alla dimensione umana del racconto evangelico. Nel bronzo, materia nobile ma severa, l’artista trova il mezzo ideale per tradurre la Passione in un linguaggio contemporaneo, capace di parlare al fedele senza retorica, attraverso la forza silenziosa della forma scolpita.

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Via Crucis
Chiesa parrocchiale di Santa Maria Nascente, Polpet

Autore
Franco Fiabane

Materiale
Bronzo fuso a cera persa

Dimensioni
Variabili

Anno di datazione
1993

Località
32014 Polpet, Ponte nelle Alpi, BL –Chiesa parrocchiale di Santa Maria Nascente

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Scheda Tecnica

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